1323 Andrea Grossi Articoli
8 luglio, 2019

Il problema dei rifiuti speciali, un’altra emergenza arginabile grazie a nuovi impianti

I rifiuti speciali in Piemonte sono gestiti mediante il Piano Regionale di gestione (PRRS) approvato con Delibera del Consiglio Regionale 253-2215 del 16/01/2018, un documento che si fa carico dei principi europei in merito ad una transizione verso l’adozione di un’economia circolare e che promuove la reintroduzione dei materiali già trattati in precedenti cicli produttivi.

La normativa ha assimilato quindi gli obiettivi di riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti speciali, il sostegno al loro riciclaggio, la previsione dell’affidamento al recupero energetico, la diminuzione del conferimento in discarica e, in ultimo, il completo appoggio ad un piano di investimenti per sviluppare una maggiore impiantistica territoriale che sia in grado di ottemperare al principio di prossimità e favorire lo sviluppo di una green economy piemontese. Secondo questa direttiva, infatti, ogni tipologia di rifiuto avrà a disposizione la localizzazione di aree idonee alla realizzazione dei relativi impianti di trattamento.

A partire da questi generic goals si possono poi definire tutte le direttive delle singole filiere di rifiuti speciali e quelle inerenti all’utilizzo di prodotti riciclati nella pubblica amministrazione, oltre che gli obiettivi di riduzione delle esportazioni e quelli riguardanti gli incentivi per l’installazione sul territorio di tecnologie impiantistiche e di poli d’innovazione tecnologica.

Nel particolare settore dei rifiuti edili si procede con l’adozione di linee guida per la demolizione selettiva così da arrivare ad un 85% di materiali recuperato da costruzioni e demolizioni su un totale di 40.000 aziende interessate, una percentuale anche maggiore rispetto a quella approvata dalla UE in sede di Commissione.

Frutto di una collaborazione tra gli uffici regionale e l’Arpa Piemonte, questo PRRS si prefigge quindi di fornire un quadro il più dettagliato possibile della situazione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi gestiti in Piemonte, dettagliandoli in base alla loro origine e qualità. Al suo interno, inoltre, vi è una fotografia delle capacità impiantistiche di trattamento, di recupero e di smaltimento, oltre che dei flussi in ingresso e in uscita dalla Regione che, a differenza dei rifiuti urbani, sono soggetti alle logiche e alle normative sul libero mercato e concorrenza.

La Sezione Regionale del Catasto Rifiuti di Arpa Piemonte ha infatti analizzato i dati e ha presentato in dettaglio i flussi di produzione e di gestione dei rifiuti speciali di questi ultimi anni, focalizzandosi in particolare sulla suddivisione in categorie come rifiuti da costruzione, demolizione, sanitari, elettrici e elettronici, veicoli e pneumatici inutilizzati. Ha quindi evidenziato come si tratti di una mole di circa 9,5 milioni di tonnellate, di cui il 91% di natura non pericolosa. In questo insieme si può vedere come il 47% sia composto da rifiuti inerti da costruzione e demolizione, mentre i rifiuti speciali si concentrano in particolare nell’area metropolitana di Torino soprattutto per ciò che concerne i rifiuti urbani e delle acque[1].

È interessante poi il dato che vede i rifiuti industriali in un numero cinque volte maggiore rispetto a quelli urbani, diligentemente raccolti nel Comune di Torino attraverso il metodo porta a porta. Il trattamento degli scarti industriali, però, non è regolato con la stessa premura e così finisce per rendere l’intera Regione disorganizzata e economicamente non profittevole. Il Piemonte, infatti, non è in grado di gestire una mole pari a 10,8 milioni di tonnellate di rifiuti industriali (delle quali soltanto 700mila sono etichettate come materiali pericolosi), mentre nel resto d’Europa, come in Germania e Danimarca, gli stessi finiscono per essere destinati nei termovalorizzatori altamente tecnologici che sono capaci di rendere un notevole apporto energetico in cambio di un risibile impatto ambientale.

L’unico sito attivo al momento è quello di Barricalla Spa (società in partnership tra Ambienthesis, Sereco e Finpiemonte), nell’area di Collegno, che però si appresta a finire il suo carico di assorbimento e a rendere l’esportazione del materiale pericoloso, purtroppo, l’unica soluzione logisticamente accettabile per la Regione.

Basta prendere come esempio la gestione dell’amianto, categorizzato come rifiuto pericoloso ma del quale sono tuttora in circolazione due milioni di metri cubi di coperture nel solo Piemonte, come indicato sul Piano Regionale. In questo caso è intervenuto addirittura il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha dovuto incaricare l’ex procuratore di Torino Raffaele Guariniello a formare una task force specifica per occuparsi dell’emergenza[2].

Fanno riflettere, in tal senso, le parole di Alessandro Battaglino, presidente di Barricalla Spa, che ha messo in guardia come “fra tre, quattro anni, se non avremo nuove autorizzazioni per espanderci, noi chiudiamo. Continueremo a gestire l’impianto, ma, non ci sarà più spazio per altri rifiuti speciali. Qui abbiamo stoccato una parte dei rifiuti della nave Concordia, lo smaltimento dell’area Falck, e poi tanto amianto. Il tutto in completa sicurezza senza contaminazioni aeree o con le falde acquifere”. La salvaguardia dell’ambiente è un tema centrale nella mission dell’azienda, che si inserisce in pieno anche nell’ottima dell’economia circolare grazie al recupero di 1 megawattora di energia attraverso l’utilizzo dei pannelli solari, oltre che all’allevamento di colonie di api “a dimostrazione che è possibile una gestione sostenibile delle discariche”, come aggiunge sempre Battaglino.

Lo stesso presidente poi, nell’esporre il suo progetto di intervento per la Regione e il suo impegno nel contribuire a renderla un Ente più autosufficiente e, di conseguenza, ad arginare lo spreco di denaro pubblico, ha affermato come “nei prossimi mesi [si chiederà] il via libera alla Città Metropolitana per una possibile estensione del sito. In caso negativo chiuderemo e guarderemo ad altre province”. L’obiettivo, quindi, rimane quello di investire all’interno dei nostri territori per dotare ogni area d’Italia di una rete di strutture in grado di trattare adeguatamente e in maniera ecologia tutti gli scarti che vengono costantemente prodotti, e per questo motivo è sconcertante realizzare come su questo tema “purtroppo l’approccio è spesso ideologico. E si guarda alla discarica quasi come fosse una tana della malavita. Nei Paesi del Nord Europa invece si affronta la questione in modo semplice e con tecnologie avanzate. Io sono un sostenitore dell’economia circolare e del riciclo”. Questo perché “l’industria riutilizza buona parte dei suoi rifiuti ma c’è un 10% che va stoccato, non ci sono alternative”, come ha dichiarato lo stesso Battaglino, ricordando come “per rendere effettivo questo modello di economia circolare bisogna davvero chiudere il ‘cerchio’, rimuovendo tutte quelle barriere che ostacolano la realizzazione degli investimenti e promuovendo l’ambiente a fattore di competitività”, come opera, d’altronde, Barricalla, che nel solo 2018 ha generato utili per 1,6 milioni di euro[3].