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31 luglio, 2018

La Cina stoppa l'importazione di rifiuti, nessuna ripercussione per l'Italia

La Cina ha detto stop all'importazione di rifiuti plastici[1] dagli altri Stati: ben 122 milioni di tonnellate di plastica provenienti dal resto del mondo dovranno ora trovare un'altra collocazione. Il primo gennaio scorso la Cina ha bloccato l'importazione di plastiche e cartone, generando diversi problemi per le aziende che si occupano di raccolta. Lo scorso primo marzo sono stati introdotti altri limiti alle importazioni rimanenti di rifiuti.

Dal 1992 ad oggi la Cina aveva importato ben 116 milioni di tonnellate di rifiuti come bottiglie, contenitori per cibo e buste di plastica, provenienti soprattutto da Giappone, Usa e Germania. Un processo iniziato dalla metà degli anni '80 quando la Cina era diventato un Paese grande importatore di rifiuti che cercava di riciclare per ricavarne materia prima. Si calcola che i paesi industrializzati spedivano in Cina la metà della loro spazzatura differenziata, soprattutto carta e plastica. Un volume di rifiuti che inevitabilmente aveva comportato il problema del gravissimo inquinamento ambientale. Si è così arrivati alla decisione di vietare l'importazione di rifiuti dall'estero anche perché in realtà la decantata attività di riciclo faceva spesso acqua da tutte le parti: spesso non veniva praticata o perché si trattava di spazzatura fortemente contaminata che finiva in un ambiente già gravemente inquinato o perché le inefficienze del sistema la rendevano non percorribile. Secondo uno studio di Science Advances entro il 2030 si dovrà di conseguenza trovare una destinazione per 122 milioni di tonnellate di plastica. La decisione cinese ha scatenato la protesta del Bureau of International Recycling (BIR), l'organizzazione nata nel 1948, che sostiene gli interessi dell'industria del riciclaggio su scala internazionale. 

«Mentre il BIR e i suoi membri sostengono e promuovono norme di alto profilo per l'esportazione di scarti, questo divieto, se attuato, avrà un impatto serio sull'industria globale del riciclo, che negli ultimi 25 anni ha sostenuto la Cina nel suo sviluppo economico e ha soddisfatto le sue necessità di approvvigionamento con le materie prime seconde», ha detto il direttore generale del BIR, Arnaud Brunet. La Cina ha preso questa decisione politica probabilmente perché ha capito di non avere più alcuna necessità di questo tipo di importazione anche per il grave impatto ambientale che comportava. Ritengo inoltre che il blocco all'importazione dall'estero non avrà grandi ripercussioni anche perché per molti Paesi come l'Italia era piuttosto sconveniente esportare così lontano i propri rifiuti, i costi di trasporto erano e sono davvero proibitivi. Di sicuro l'embargo cinese rappresenterà un vantaggio per altri Paesi che cercheranno di accaparrarsi questi milioni di tonnellate di plastica oggi senza una precisa destinazione.

Andrea Grossi