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7 marzo, 2019

Italia stritolata dalla burocrazia: lo sapevamo già, ce lo conferma la Cgia di Mestre

Solo in Grecia si sta peggio quanto a burocrazia. Forse non ci voleva un indagine ad hoc della Cgia di Mestre per avere la conferma di quanto imprese e cittadini già avvertono quotidianamente sulla loro pelle: la burocrazia italiana, al di là dei miti e delle leggende, è effettivamente asfissiante. I dati di questo studio sono stati realizzati attraverso l'indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei 19 paesi che utilizzano la moneta unica. Un’elaborazione, riferita al 2017, che è stata quindi realizzata dalla CGIA su dati della Commissione europea. E se la Finlandia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo occupano il vertice virtuoso della classifica, Slovacchia, Italia e Grecia, invece, si collocano in fondo dove le tenaglie della burocrazie sono più affilate.  «Sarebbe comunque sbagliato generalizzare, non tutta la nostra amministrazione pubblica è di bassa qualità. La sanità al Nord, molti settori delle forze dell’ordine, diversi centri di ricerca e istituti universitari – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo assicurano delle performance che non temono confronti con il resto d’Europa. Ciò nonostante, il livello medio complessivo è preoccupante. L’incomunicabilità, la mancanza di trasparenza, l’incertezza giuridica e gli adempimenti troppo onerosi hanno generato una profonda incrinatura, soprattutto nei rapporti tra le imprese e i pubblici uffici, che ha provocato l’allontanamento di molti operatori stranieri che, purtroppo, non vogliono più investire in Italia anche per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico». I dati sono confermati anche dalla comparazione della qualità della Pubblica Amministrazione a livello regionale. Rispetto ai 192 territori interessati dall’analisi realizzata nel 2017, le principali regioni del Centro-Sud d’Italia compaiono per 8 volte nel rank dei peggiori 20, con la Calabria che si classifica addirittura al 190° posto. Come per il confronto a livello nazionale, il risultato finale è un indicatore che varia tra 100, ottenuto dalla regione finlandese Åland (1° posto), e zero che ha “consegnato” la maglia nera alla regione bulgara dello Severozapaden. La situazione italiana piuttosto grave è certificata dal fatto che la regione più virtuosa italiana, il Trentino Alto Adige, a livello europeo si piazza solo al 118° posto.  Seguono, a pari merito, altre due regioni del Nordest: l’Emilia Romagna e il Veneto (indice pari a 39,4) che si collocano rispettivamente al 127° e al 128° posto della classifica generale. Subito sotto troviamo la Lombardia (38,9) che è al 131° posto e il Friuli Venezia Giulia (38,7) che si attesta al 133° gradino della classifica stilata dalla Commissione Europea. Male, come si ci poteva attendere, le regioni del Sud Italia dove si registrano le performance più preoccupanti. Se la Campania (indice pari a 8,4) è al 186° posto, l’Abruzzo (6,2) è al 189° e la Calabria, il territorio in cui la Pubblica Amministrazione funziona peggio occupando 190° gradino della graduatoria generale. Dati che inevitabilmente si ripercuotono poi nell'economia e nel benessere delle aziende. Secondo l'Ocse la produttività media del lavoro delle imprese italiane è più elevata nelle zone con una più efficiente amministrazione pubblica. «Purtroppo, i tempi e i costi della burocrazia – aggiunge il segretario della CGIA Renato Masonsono diventati una patologia che caratterizza negativamente una larga parte del nostro paese. In particolar modo le imprese italiane, essendo prevalentemente di piccolissima dimensione, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e il destinatario sia in grado di valutare con certezza la durata delle procedure»

Tutto questo non può che far venire in mente questa frase: di burocrazia si muore. In Italia c'è un'alta tassazione anche perché si continuano a tenere in vita sacche di inefficienza costosissime che mettono in moto una burocrazia sempre più asfissiante per le imprese che se vogliono sopravvivere sono costrette a spostare tutto all'estero.

Andrea Grossi