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21 febbraio, 2019

Il rifiuto è un materiale povero: ecco perché la qualità della differenziata è così problematica

La raccolta differenziata continua a crescere ma il problema della qualità del materiale da destinare al riciclo è sempre più stringente. Secondo i dati del Corepla[1], Consorzio nazionale per la raccolta degli imballaggi in plastica, non tutta la plastica ad esempio che viene raccolta nei cassonetti della raccolta differenziata può essere riciclata. Ben il 40% non può essere riutilizzata, e va a finire nelle discariche (20% dei casi) o nei termovalorizzatori (39%). Ed anche quanto riciclato, rischia di essere utilizzato per oggetti diversi e meno pregiati dell'originale. Un altro 40% della plastica raccolta non va al riciclo ma finisce nei cementifici od ancora una volta nei termovalorizzatori, dove si spera possa almeno trasformarsi in energia. Quindi secondo il Corepla solo il 60% della plastica raccolta viene effettivamente riciclata. Una tendenza che dimostra come il rifiuto in realtà sia un materiale piuttosto povero e dunque più lo si va a lavorare e più i costi rischiano di aumentare senza peraltro avere un reale beneficio. Peccato, visto che in Europa l'Italia ha stranamente un primato nel recupero dei rifiuti pari al 79% della raccolta complessiva a pari merito con la Germania. Anche nel 2017, a livello quantitativo, la raccolta differenziata continua  a crescere con oltre 1 milione di tonnellate ed un aumento dell'11,7%. Questo grazie all'incremento della raccolta in zone difficili come il Mezzogiorno e le migliori performance delle regioni da sempre più virtuose come l'Emilia Romagna. Sono 562.000 le tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica provenienti dalla raccolta differenziata domestica riciclate nel 2017 alle quali vanno ad aggiungersi le 24.780 provenienti dalle piattaforme da superfici private per un totale di 586.786 tonnellate. A questa cifra vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali pari a 400.000 tonnellate, per un riciclo complessivo di circa 986.000 tonnellate. Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora faticano a trovare sbocchi industriali verso il riciclo meccanico e il mercato delle plastiche riciclate.

Circa 324.000 tonnellate sono state utilizzate per produrre energia al posto di combustibili fossili. Secondo il Corepla l'impatto per il sistema è stato notevole: «Con il riciclo degli imballaggi in plastica provenienti dalle raccolte differenziate, nel 2017 sono stati risparmiati oltre 8 mila Gwh. L’Italia è all’avanguardia in Europa nel know how sul riciclo degli imballaggi in plastica. Ricicliamo infatti imballaggi che in altri Paesi non vengono nemmeno raccolti. Molto resta ancora da fare: la sfida è quella di riciclare nel 2020 il 40% degli imballaggi oggi non avviati a riciclo meccanico». Come riporta l'Ansa[2], il 2019 sarà un anno di lotta alla plastica dopo che l'Unione europea lo scorso 19 dicembre ha deciso che dal 2021 saranno vietati un serie di oggetti in plastica usa e getta non biodegradabile: posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole degli hamburger del fast food), bastoncini di cotone per i prodotti dell'igiene tipo cotton fioc, bastoncini per palloncini e prodotti in plastica oxo-degradabile, come le buste di plastica che si frammentano se esposte all'aria. Dallo scorso primo gennaio è vietato produrre e vendere in Italia cotton fioc non biodegradabili e compostabili, cioè con il bastoncino in plastica.  I produttori dovranno  indicare sulle confezioni le regole per un corretto smaltimento, soprattutto il divieto di gettarli nel wc. In Europa saranno invece banditi dal 2021. Bisogna ricordare come i bastoncini di plastica dei cotton fioc rappresentano il 9% dei rifiuti ritrovati sulle spiagge italiane, una media di 60 per ogni spiaggia. Come ho già avuto modo di rilevare, ben vengano questi provvedimenti ma occorre anche individuare con precisione i materiali che andranno a comporre questo tipo di oggetti di largo consumo e fare una seria valutazione di costi-benefici.

Andrea Grossi