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14 gennaio, 2019

Otto nuovi termovalorizzatori per risolvere l'emergenza rifiuti, ma per il Governo sarebbero inutili

Mentre le ricerche e le emergenze quotidiane legate ai rifiuti ci dicono che in Italia mancano gli impianti di termovalorizzazione, illustri esponenti del governo arrivano a sostenere l'esatto contrario. Come il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che ospite a Brescia di un convegno sulla situazione ambientale locale ha dichiarato[1]: «Una cosa è aprire e una cosa è chiudere i termovalorizzatori. Aprirli è antieconomico. Quello di Brescia? E' già aperto...Il tema dei termovalorizzatori non è una questione ideologica ma economica Se il primo gennaio del 2019 dovessimo mai autorizzare un termovalorizzatore ci vogliono non meno di 7 anni per costruirlo e il 'business plan' prevede non meno di 20 anni per il recupero economico. Saremmo nel 2046 quando avremo percentuali tra 90% e 95% di differenziata e di riciclo  e quindi non ci sarà più nulla da bruciare. Ecco perché dico che è una questione economica, tant'è che le gare vanno tutte deserte. Una cosa non si fa se non conviene e i termovalorizzatori non convengono più». Concetti ribaditi anche a Napoli nel corso di un'altra visita[2]. «Gli inceneritori non convengono, non servono. Non risolvono l’emergenza. Se partiamo domattina a costruirlo, il 1 gennaio 2019, sarà pronto 7 anni dopo, il 1 gennaio 2026. I costi di un impianto del genere si ammortizzano in 20 anni, quindi nel nostro caso nel 2046, a 27 anni da oggi. Intanto il pacchetto di economia circolare vuole che l’Italia e l’Europa raggiungano il 90% di differenziata entro il 2035. Allora, mi chiedo, cosa diamo da mangiare ai termovalorizzatori se ci sarà solo il 10% di indifferenziata?» Una posizione politica legittima per carità. Solo che nello stesso tempo in cui si fanno queste dichiarazioni bisognerebbe anche specificare come si intende risolvere il grave problema italiano dell'emergenza rifiuti. Anche perché i numeri che erano emersi nella ricognizione contenuta nel cosiddetto decreto “Sblocca Italia”[3] parlavano piuttosto chiaro. In Italia abbiamo un fabbisogno di quasi 2 milioni id tonnellate all'anno di rifiuti (circa 1,8 milioni) e quindi come minimo servirebbero almeno 8 nuovi impianti di termovalorizzazione. Il decreto prevedeva "l'individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati offre un quadro di quello che servirebbe al Paese in termini di termovalorizzatori per la gestione dei rifiuti”. Stiamo parlando di un fabbisogno pressoché nullo al Nord, di oltre 500 mila tonnellate nel centro italia, di 488,432 al Sud, oltre 120 mila in Sardegna ed addirittura di 685.099  nella sola Sicilia. Con questa ripartizione sarebbero quindi necessari 3 nuovi termovalorizzatori nel centro Italia, 2 in Sicilia, 1 in Sardegna e 2 nella restante parte del Sud.  I nuovi impianti andrebbero a soddisfare il fabbisogno anche di altre regioni: 130 mila tonnellate prodotte all'anno in Umbria, 190 mila nelle Marhce, 210 nel Lazio, 300 mila in Campania, 120 mila in Abruzzo. Erano considerati invece solo da potenziare i siti della Puglia (+70 mila tonnellate di rifiuti) e della Sardegna (+20 mila). La disparità tra Nord e Sud si vedeva anche nella capacità di trattamento degli impianti in attività. Il Nord ha una capacità di 4,2 milioni di tonnellate all'anno (su 5,9 milioni tonnellate a livello nazionale), al centro la capacità è di 660 mila tonnellate, al Sud e nelle isole la capacità di trattamento supera di poco 1 milione di tonnellate. Dunque questo conferma come siano vitali nuovi impianti: ne sono convinto e lo direi senza problemi anche se non fossi un imprenditore del settore.

Andrea Grossi