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3 gennaio, 2019

Rifiuti, l'allarme di Chicco Testa: “Italia bloccata dalla cultura nimby”

Si chiama cultura nimby ed indica quell'atteggiamento contro opere di interesse pubblico o non, che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, cave, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. E l'Italia sembra essere sempre più frenata dall'influenza che questo tipo di approccio ha nei confronti delle decisioni di governo, sia esso nazionale o locale. Nelle ultime settimane su questo tema si è alzata forte la voce di uno storico ambientalista e politico italiano, Chicco Testa, oggi presidente di Assoambiente l'associazione che riunisce le imprese che trattano i rifiuti. In Italia, come dargli torto, mancano gli impianti per il trattamento dei rifiuti e non si riesce a costruirne di nuovi, da una parte per problemi burocratici ma dall'altra anche e soprattutto per le resistente di questa cultura nimby che sembra aver avvolto le varie componenti della nostra società: cittadini, politica, magistratura. Testa ne ha parlato con l'Ansa[1] a Rimini durante la fiera della green  economy Ecomondo-Key Energy, partendo dagli incendi ai depositi di rifiuti della plastica. «I mercati neri, compresi gli stoccaggi irregolari, nascono quando non c'è un'offerta di mercato regolare. C'è un deficit impiantistico, oppure gli impianti ci sono, ma sono troppo cari. Se noi avessimo un'offerta legale a prezzi ragionevoli, nessuno avrebbe bisogno di fare stoccaggio o incendiare». Ma come si può spiegare la così forte carenza di impianti che abbiamo in Italia? Secondo Chicco Testa le ragioni sono molteplici.

«Procedure autorizzative complicatissime, una pianificazione pubblica oppressiva che vuole decidere lei quanti impianti devi fare. E poi c'è il fattore nimby (acronimo inglese per 'not in my backyard', 'non nel giardino di casa mia', n.d.r.). C'è il nimby dei comitati ambientalisti o pseudo ambientalisti. C'è il nimby dei politici. C'è un nimby dovuto ad alcuni comportamenti scorretti di alcune imprese, che hanno gettato una luce negativa sul settore. E c'è il nimby della magistratura. Noi siamo passati da 1.000 procedimenti di argomento ambientale di dieci anni fa a 13.000 dell'anno scorso. Più del 50% si concludono con un nulla di fatto. Manca una politica che sia autorevole, che spieghi ai cittadini che l'economia circolare non significa che i rifiuti evaporano. L'economia circolare significa che hai bisogno di impianti, di tecnologia, di ricerca scientifica».

Il presidente di AssoAmbiente non vede di buon occhio i primi mesi da ministro dell'Ambiente del pentastellato Sergio Costa. «Il ministro continua ad avere questa preclusione contro i termovalorizzatori. Ma anche se tu porti la raccolta differenziata in tutta Italia al 70%, dell'altro 30% che ne fai? Hai due sole scelte: o la discarica o il termocombustore. Io preferisco il termocombustore perché è meno inquinante della discarica. Ci sono i dati Ispra che fanno vedere che il contributo di questi impianti all'inquinamento atmosferico è trascurabile. Roma  manda 170 camion al giorno di rifiuti organici a Padova, 1.500 km fra andata e ritorno, con una quantità di emissioni. Dov'è il vantaggio ambientale? E poi la Raggi non vuole che venga costruito un impianto di compostaggio vicino a Roma! Ci sono rifiuti che partono dalla Sicilia per andare a Bergamo. In Sicilia non hanno un termovalorizzatore, non hanno un impianto per trattare le biomasse. Noi in Italia come economia circolare siamo in assoluta avanguardia, ce la battiamo con la Germania. Abbiamo le tecnologie, abbiamo impianti bellissimi, abbiamo gente pronta ad investire. Bisogna liberare questo settore». Credo che Chicco Testa abbia ragioni da vendere, in Italia la burocrazia, le proteste, i comitati hanno ingessato il settore dei rifiuti con il rischio quotidiano di nuove emergenze proprio per la carenza di impianti.

Andrea Grossi